Caratteristiche fondamentali che deve avere il conducente di piattaforme aeree

Questo articolo del blog Only Rent è rivolto ai lavoratori incaricati dell’uso delle piattaforme aeree su carro e semoventi, il suo obiettivo è quello informare i lavoratori sui pericoli e i conseguenti rischi lavorativi che essi possono incontrare nello svolgimento del proprio lavoro e fornire le indicazioni indispensabili per un uso corretto e sicuro delle macchine a loro affidate nel periodo del noleggio.

Oggi quindi ci concentreremo sul Conducente, analizzando le caratteristiche che il lavoratore incaricato della conduzione delle piattaforme aeree su carro e semoventi deve possedere, quindi: le sue condizioni psicofisiche; il suo abbigliamento; l’informazione; la formazione e l’addestramento minimo necessario.

La piattaforma è un mezzo di lavoro complesso che necessità di livelli di attenzione nell’uso elevati, ed è per questo motivo che il conducente deve:
• essere in possesso di patente di guida (almeno di tipo B);
• possedere idonee qualità psicofisiche (riflessi pronti, temperamento calmo e riflessivo, senso di responsabilità e prudenza);
• possedere sufficienti cognizioni di meccanica e sica (capacità di valutare ingombri, distanze, velocità, capacità di valutare la stabilità dei carichi, il peso e l’equilibrio);
• conoscere in maniera approfondita le caratteristiche tecniche del mezzo con cui deve operare.

 

La percezione del rischio da parte del conducente deve essere sempre ottimale.
Le condizioni psicofisiche del lavoratore sono tra le possibili cause scatenanti di un incidente sul lavoro, ed è per questo che a carico del datore di lavoro vi è l’obbligo della vigilanza sui luoghi di lavoro e di tener conto delle capacità e delle condizioni dei lavoratori (in rapporto alla loro salute e alla sicurezza) prima di affidare loro un incarico.
L’incidente è l’evento non desiderato che si verifica quando il lavoro non viene condotto secondo gli standard produttivi progettati o quando il lavoro è privo e/o carente di progettazione. Inoltre, quest’ultimo errore determina anche metodi di lavoro non corrette, carenze nell’organizzazione adottata e nella logistica dello stabilimento.
Per esempio, se analizziamo un incidente, esso si verifica, quasi sempre, quando il mezzo viene condotto da personale non preparato e quindi privo di un’adeguato addestramento nell’uso della macchina, senza un’adeguato studio da parte non solo del lavoratore ma anche dei responsabili dell’opera, progettisti inclusi, delle potenzialità della macchina stessa e dei limiti (anche temporali) che essa impone nel suo utilizzo.

Piattaforme aeree caratteristiche ed elementi costitutivi

Definizione di Piattaforma Aerea:

La piattaforma aerea detta anche “piattaforma di lavoro mobile elevabile” è una macchina destinata a spostare operatori nei lavori in quota, lavori che possono essere di edilizia, come ad esempio il rifacimento di un prospetto o la messa in sicurezza di balconi, lavori di giardinaggio come ad esempio la potatura di alberi, lavori elettrici come la messa appunto di un impianto elettrico e tutti i lavori in alta quota che richiederebbero l’applicazione di ponteggi che richiedono maggiori costi e tempi più lunghi.

Esistono diverse tipologie di piattaforme aeree ed ogni modello è adatto ad una particolare esigenza di lavoro, nella massima sicurezza negli ambienti più difficili e con relativa agilità negli spazi più ristretti, all’interno o all’esterno di edifici.

Noi della Only Rent srl disponiamo di un vasto parco mezzi che soddisfa ogni genere di necessità di noleggio di piattaforme aeree a Palermo.

Clicca in basso per scoprirli.

 

Elementi che costituiscono una piattaforma aerea:

La cesta è una cabina recintata che può essere spostata sotto carico nella posizione di lavoro richiesta e dalla quale possono essere eseguite operazioni in costruzione, riparazione, ispezione o altri lavori simili.

Il cestello è una delle parti fondamentali della piattaforma, anche per questo volgarmente è chiamata cestello o cestello elevatore.

La struttura estensibile è una struttura collegata al telaio e ai supporti della piattaforma di lavoro.

Consente gli spostamenti della piattaforma.

Può essere di diverse tipologie, un braccio, una scala singolo o telescopico o articolato, un meccanismo a forbice e può ruotare sulla base o meno.

Il telaio è una base della piattaforma lavoro mobile elevatrice. Può essere di tipo a trazione o spinta, semovente ecc…

Il suo peso da stabilità all’intera struttura.

Altri elementi della piattaforma aerea sono gli stabilizzatori, dispositivi e sistemi utilizzati per stabilizzare le piattaforme che supportando e/o livellando l’intera piattaforma mobile elevabile o estendibile, per esempio marinaretti, dispositivi di blocco di estensione ecc…

I possibili movimenti della piattaforma aerea:

I possibili movimenti della piattaforma sono di abbassamento, sollevamento, rotazione, orientamento, spostamento.

  • Abbassamento/Sollevamento: sono tutte le operazioni per spostare la piattaforma a livelli superiori o inferiori.
  • Rotazione: movimento circolare della ple rispetto all’asse verticale.
  • Orientamento: movimento circolare della struttura estendibile rispetto all’asse verticale.
  • Spostamento: qualsiasi movimento prodotto dal telaio con la piattaforma che sia diversa da quella del trasporto.

Interventi edilizi per cui si può richiedere l’esenzione.

Buongiorno dal blog Only Rent,

oggi tratteremo un interessante argomento riguardante un particolare tipo di intervento edilizio di cui si può richiedere l’esenzione ossia le calamità naturali.

L’articolo 17 comma 3 lett. d) del Testo Unico Edilizia (DPR n. 380/2001) dispone che il contributo di costruzione non è dovuto per gli interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità.

Noi della Only Rent riteniamo importante mantenere aggiornati i nostri clienti che lavorano nell’ambito dell’edilizia e noleggiano le nostre piattaforme aeree e i nostri furgoniè per questo che presenteremo due sentenze che hanno trattato l’ipotesi di esonero degli interventi edilizi in caso di calamità naturali, l’occasione è utile per chiarire meglio l’operatività di tale disposizione, anche allo scopo di evitare una sua distorta applicazione e per istruire correttamente le richieste eventualmente presentate dagli interessati all’ufficio tecnico comunale.

La prima delle due sentenze che interessano in questa sede è la n. 2567 del 30 maggio 2017 del Consiglio di Stato, sez. IV, nella quale i giudici di Palazzo Spada hanno dovuto valutare il caso in cui il proprietario di un immobile distrutto da un incendio aveva richiesto il permesso di costruire per la relativa ricostruzione, invocando l’esonero di cui al citato art. 17 comma 3 lett. d) del T.U. Edilizia e ottenendo un rifiuto da parte del Comune.

Come è noto, il permesso di costruire è provvedimento naturalmente oneroso (da ultimo, Corte Cost., 3 novembre 2016 n. 231), di modo che le norme di esenzione devono essere interpretate come “eccezioni” ad una regola generale (e da considerarsi, quindi, di stretta interpretazione), non essendo consentito alla stessa potestà legislativa concorrente di ampliare le ipotesi al di là delle indicazioni della legislazione statale, da ritenersi quali principi fondamentali in tema di governo del territorio (Corte Cost., n. 231/2016 cit.). L’art. 17, co. 3, lett. d) del Testo Unico Edilizia prevede la esenzione dal contributo di costruzione “per gli interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità”.

Definizione di “pubblica calamità”

Si tratta di due distinte ipotesi, ambedue sorrette dal presupposto della pubblica calamità. Quest’ultima deve essere intesa come un evento imprevisto e dannoso che, per caratteristiche, estensione, potenzialità offensiva sia tale da colpire e/o mettere in pericolo non solo una o più persone o beni determinati, bensì una intera ed indistinta collettività di persone ed una pluralità non definibile di beni, pubblici o privati. Ciò che caratterizza, dunque, il carattere “pubblico” della calamità e la differenzia da altri eventi dannosi, pur gravi, è la riferibilità dell’evento (in termini di danno e di pericolo) a una comunità, ovvero ad una pluralità non definibile di persone e cose, laddove, negli altri casi, l’evento colpisce (ed è dunque circoscritto) a singoli, specifici soggetti o beni e, come tale, è affrontabile con ordinarie misure di intervento.

Se, dunque, l’evento deve caratterizzarsi per straordinarietà, imprevedibilità e avere una portata tale da essere “anche solo potenzialmente pericoloso per la collettività”, ciò non è, tuttavia, sufficiente a qualificarlo quale “calamità pubblica”, posto che deve comunque trattarsi di un evento non afferente a beni determinati e non affrontabile e risolvibile con ordinari strumenti di intervento, sia sul piano concreto che su quello degli atti amministrativi.

Per ogni vostra necessità di restauro immobili antichi, rifacimento prospetti, messa in sicurezza balconi e tanto altro, affidatevi ad Only Rent noleggio.

 

Disponiamo di un vasto parco mezzi di piattaforme aeree e furgoni per ogni genere di esigenza.

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Ristrutturazione: più l’immobile è curato, più saranno alti i guadagni.

Buongiorno dal Blog Only rent oggi tratteremo un interessante argomento riguardo alla convenienza di affittare una casa ristrutturata, l’analisi è stata realizzata da una simulazione proposta da immobiliare.it e prontopro.it e questi sono i risultati in cifre: la ristrutturazione aumenta il valore dell’immobile fino al 19% e di conseguenza l’affitto richiesto può essere più alto del  22% rispetto alla media. Inoltre i tempi di vendita scendono da 6,6 a 5,4 mesi e quelli di locazione da 4,6 a 3,5.

La simulazione proposta riguarda due tipi di intervento effettuati su un bilocale di 52 mq sito in una grande città:

  • intervento 1: rifacimento bagno, tinteggiatura delle pareti, revisione dell’impianto elettrico e sostituzione di alcuni infissi. Costo medio della ristrutturazione: 5.700 euro. Risultato: + 12% del valore dell’immobile e 6,1 mesi stimati per la vendita (rispetto ai 6,6);
  • intervento 2: a quanto previsto nell’intervento 1 si aggiungono l’installazione di un antifurto, di un condizionatore monosplit e delle zanzariere. Costo medio: 2.000 euro. Risultato: un ulteriore aumento del 7-8% ai valori di vendita e affitto ed i mesi stimati per la vendita scendono 5,4 e per l’affitto a 3,5 mesi.

Tenendo conto che, secondo le quotazioni Nomisma per le grandi città, il prezzo medio di una casa di 52 mq sia di circa 100mila euro, la ristrutturazione ha un costo che corrisponde a circa il 7,7% del valore dell’immobile, da questo ne deriva che il guadagno “netto” sarà dell’11-12%.

A tutto ciò va aggiunto che su alcune spese può esserci il bonus fiscale per la ristrutturazione (50%) e l’Ecobonus (65%).

Certo, in caso di vendita le detrazioni generalmente passano a chi acquista ma al rogito c’è la possibilità di scegliere la loro conservazione. Ancora più vantaggi in caso di affitto: le rate annuali incassate dal fisco si aggiungono ai canoni maggiori che l’inquilino può ottenere, rendendo più veloce l’ammortamento degli investimenti iniziali.

Noleggiando le piattaforme aeree Only Rent effettuare lavori di ripristino prospetti e rifacimento balconi con messa in sicurezza o completo restauro è semplice e veloce, con i nostri mezzi si ha la possibilità di raggiungere livelli di quota e realizzare in modo rapido lavori che altrimenti risulterebbero complicati e pericolosi.

 

L’importanza delle riunioni periodiche di prevenzione e protezione

Buon giorno dal Blog OnlyRent,

Come ben sapete noi della OnlyRent ci occupiamo di noleggio di piattaforme aeree autocarrate (da 14 fino a 40 mt), semoventi, ragno, pantografi e furgoni jumpy, jumper, ducato maxi e cassonati con gru in tutta Palermo e provincia.

In tutte le aziende con oltre 15 lavoratori il datore di lavoro, sia in modo diretto che mediante il Servizio di Prevenzione e Protezione, ha l’obbligo di convocare riunioni periodiche di prevenzione e protezione rispetto ai rischi per la salute e sicurezza sul lavoro,  secondo quanto stabilito dall’art. 35, c. 1, del D.Lgs. 81/08.

Al di sotto di questa soglia è l’RLS ad avere la facoltà di convocare la riunione, una novità rispetto al precedente c. 4 ex art.11 D.lgs. 626/94 poiché per la prima volta viene introdotto un “diritto” dell’RLS prima inesistente. Le riunioni periodiche sono estremamente importanti poiché consentono di definire il piano d’azione per gestire la sicurezza e tutelare la salute dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro. A queste riunioni, che devono essere indette almeno una volta l’anno, prendono parte:

  • Il Datore di Lavoro;
  • Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi;
  • Il Medico Competente (nel caso in cui sia stato nominato);
  • Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Secondo la normativa vigente la riunione periodica deve aver luogo non solo una volta l’anno, ma ogni volta che intervengano cambiamenti significativi nelle condizioni di esposizione al rischio, cambiamenti che potrebbero avere delle ripercussioni negative sulla sicurezza e salute dei lavoratori. La violazione dell’obbligo è inoltre sanzionata, sulla base dell’art. 18, c. 1, lett. v), con un’ammenda che va da 2.192 a 4.384 euro.

Qualora l’RLS ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi siano inadeguate si può far ricorso alle autorità competenti, che saranno chiamate all’intervento ispettivo e ad emettere una prescrizione ad adempiere, secondo la previsione dell’art. 301 del D.Lgs. 81/08 e secondo le modalità estintive del reato di cui all’art. 20 e seguenti del D.Lgs. 758/94 “Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro”.

L’RLS può richiedere la convocazione della riunione periodica anche in relazione ai contenuti del comma 2 dell’art.35. Questo comma elenca i punti salienti che devono obbligatoriamente essere trattati nel corso dell’incontro dal datore di lavoro:

  1. a) il documento di valutazione dei rischi;
  2. b) l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;
  3. c) i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di protezione individuale;
  4. d) i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.

Grazie alle riunioni periodiche è possibile individuare delle buone prassi e modalità operative, atte a garantire la prevenzione di infortuni e malattie professionali e a migliorare lo stato di salute complessivo del luogo di lavoro, offrendo validi strumenti e linee guida per un sistema di gestione della salute e della sicurezza adeguati.

Per tali ragioni è di vitale importanza che sia predisposto un piano d’azione che attribuisca compiti e definisca con precisione ruoli e responsabilità. Quanto emerso durante l’incontro, incluse le decisioni prese e le azioni ancora da intraprendere, sarà inserito all’interno di un apposito verbale, elaborato con l’assenso di tutti i presenti, a disposizione di chiunque desideri consultarlo in seguito.

Risulta evidente la rilevanza delle riunioni periodiche al fine di tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro e per questo sarà importante fissare dei criteri di controllo e prevedere dei termini di scadenza per misurare la reale efficacia delle azioni intraprese.

 

fonte: http://www.ediltecnico.it

Scherzi da non fare quando si lavora in medio/alta quota.

Buongiorno dal Blog Only Rent!

Oggi parleremo di un’argomento particolare che molti potrebbero considerare come di “poco conto” ma di cui in realtà è stata emessa anche una sentenza dalla parte della Cassazione.

Obbligare una persona che sta eseguendo lavori in quota a restare su un tetto, su un soppalco o su una qualsiasi superficie rialzata, impedirgli di scendere perché si toglie la scala che avrebbe dovuto usare per scendere: è reato.

Se una persona fa manutenzione su un tetto e qualcuno, per fargli uno scherzo o un dispetto, gli toglie la scala appoggiata alla parete dell’edificio che è servita a chi è sul tetto per salire e che gli sarebbe servita per scendere e il malcapitato rimane sul tetto per svariati minuti fino a che non gli viene restituita la scala è reato punibile con la reclusione.

Non importa se a sottrarre la scala sia il proprietario dell’abitazione su cui l’uomo è salito senza autorizzazione e che lo faccia per difendere la proprietà privata. Non si può parlare di esercizio arbitrario delle proprie ragioni o di legittima difesa.

Un comportamento di questo tipo è reato di “violenza privata”. L’ha chiarito la Cassazione nella sentenza 23391/17 del 12 maggio 2017. In tutti i casi scatta il reato di violenza privata per il quale il codice penale prevede la reclusione fino a quattro anni. Essendo un reato che prevede una pena inferiore a 5 anni, il colpevole può chiedere il beneficio della “tenuità del fatto”, cioè archiviazione del procedimento penale e la non applicazione delle sanzioni. Comunque, chi è stato costretto a rimanere sul tetto perché non ha più la scala, può chiedere il risarcimento del danno.

 

Il testo unico 81/2008, articoli 105 e seguenti, ci dà la definizione di lavori in quota: “un’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto a un piano stabile”. Questo rischio raggiunge il suo massimo nei cantieri temporanei e mobili (come nel caso dello “scherzo della scala”): interessa infatti tutte le attività lavorative che espongono i lavoratori a rischi di caduta da più di 2 metri, e in particolare interessa i manutentori di fabbricati e/o di impianti.

Gli addetti, in relazione alle protezioni adottate dal datore di lavoro, devono sempre operare nel rispetto delle norme sulla sicurezza, con dispositivi di protezione individuale. L’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto è subordinato all’addestramento dell’operatore. Ma se qualcuno toglie la scala al lavoratore, nulla possono i dispositivi e le norme di sicurezza.

Nello specifico, raccomandiamo per chi effettua noleggi “a freddo” con le nostre piattaforme aeree Only Rent di evitare questo genere di “giochi” manovrando le piattaforme aeree, i lavori in media/alta quota richiedono assoluta concentrazione e serietà per essere svolti nella maniera più professionale possibile, è proprio per questo che lo staff Only Rent consiglia sempre la tipologia di noleggio “a caldo” ossia con un operatore specializzato che si dedica unicamente a manovrare la piattaforma e che vi permetta di lavorare in tutta tranquillità.

 

Nuova norma per la pulizia di canne fumarie

Buongiorno dal Blog OnlyRent!

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Oggi parleremo della nuova norma nazionale UNI 10847:2017 che tratta le linee guida e le procedure di pulizia delle canne fumarie e per apparecchi alimentati con combustibili liquidi e solidi.

Chi redige e approva queste norme?

E’ il Comitato termotecnico italiano energia e ambiente, acronimo CTI, è un’associazione senza fine di lucro, avente il compito di svolgere l’attività normativa nei settori della termotecnica e della produzione e utilizzazione di energia termica, e delle relative implicazioni ambientali.

fonte wikipedia

Scopriamo di più.

La norma “Pulizia di sistemi fumari per generatori e apparecchi alimentati con combustibili liquidi e solidi – Linee guida e procedure“, che ritira e sostituisce la norma UNI 10847:2000, stabilisce i criteri e le procedure da adottare per realizzare un efficace intervento di pulizia, compreso il successivo controllo, dei sistemi fumari asserviti a generatori di calore e apparecchi alimentati con combustibili liquidi e biocombustibili solidi. La pulizia del generatore è esclusa dal campo di applicazione della norma.

Ecco qui di seguito un esempio di sostituzione e pulizia di canna fumaria per un edificio residenziale con l’ausilio della piattaforma aerea Only Rent noleggiata a Palermo.

 

Bonus Sicurezza come funzionano le agevolazioni?

Buongiorno dal Blog OnlyRent!

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Tra i nostri affezionati clienti molto spesso troviamo aziende che necessitano del noleggio delle nostre piattaforme aeree per installazione di sistemi di videosorveglianza per negozi o abitazioni, è per questo che dedichiamo il nostro articolo del Blog al Bonus di Sicurezza per l’anno 2016 e 2017.

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate ha stabilito che il Bonus Sicurezza per chi ha installato sistemi di sicurezza nelle proprie abitazioni o sottoscritto contratti con istituti di vigilanza nel 2016 inoltrando la domanda di sgravio nel periodo che va dal 20 febbraio al 20 marzo, ammonterà al 100%

Diamo uno sguardo alle agevolazioni portate dal Bonus Sicurezza per l’anno 2016 e per l’anno 2017:

 

Anno 2016

L’intera spesa sostenuta dai cittadini che hanno effettuato installazioni di sistemi di video sorveglianza e allarmi o hanno ingaggiato istituti di vigilanza per prevenire atti criminali verrà agevolata.

Da dove deriva la quota del bonus? La quota deriva dal rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate (che risultano essere circa 15milioni di euro) e il credito di imposta.

Da questo si può dedurre che la totalità dell’agevolazione sia tale (100%) perchè le richieste sono state molto poche.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione presentando, attraverso i servizi telematici dell’agenzia delle Entrate, il modello di pagamento F24. Il codice tributo da inserire nella sezione “Erario”, colonna “Importi a credito compensati”, è 6874. L’Agenzia delle Entrate farà dei controlli (automatizzati) su ogni modello F24 ricevuto, e avvisa:

“Nel caso in cui il contribuente non abbia validamente presentato l’istanza di attribuzione del credito d’imposta, oppure qualora l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare del credito spettante (…), il modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24, tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate”.

Anno 2017

 

Nell’anno in corso la possibilità di accedere al credito di imposta è terminata, ma per chi voglia comunque mettere in sicurezza la propria casa c’è la possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali che permettono una detrazione Irpef del 50% in 10 anni per quasi tutti i tipi di interventi.

Per consultare quelli che rientrano nell’agevolazione ecco la guida completa dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

fonte ediltecnico

Qual’è la distanza minima tra due edifici? Quali sono le regole?

Buon giorno dal Blog OnlyRent,

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Per noi della OnlyRent Noleggio tenere aggiornati i nostri fedeli clienti delle leggi e le normative che regolano il settore dell’edilizia è fondamentale, infatti, questo articolo parleremo della distanza minima che due edifici devono mantenere e l’obbligo di finestramento di una delle due.

Per poter applicare la regola della distanza minima di 10metri (art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444) è necessaria l’esistenza di due pareti che si contrappongono, di cui almeno una deve essere finestrata. Lo ha ribadito il Tar Abruzzo, sezione prima, nella sentenza n.109/2017 pubblicata lo scorso 23 febbraio.

I giudici amministrativi abruzzesi rammentano che “per pacifica giurisprudenza la legittimazione dei soggetti terzi, non direttamente destinatari del provvedimento, è riconosciuta in base al criterio cosiddetto della “vicinitas”, ovvero in caso di stabile collegamento materiale tra l’immobile del ricorrente e quello interessato dai lavori, quando questi ultimi comportino contra legem un’alterazione del preesistente assetto urbanistico ed edilizio”.

Quindi, i ricorrenti non devono dimostrare il pregiudizio della situazione soggettiva protetta perché “il danno è ritenuto sussistente in re ipsa per la violazione della normativa edilizia, in quanto ogni edificazione non conforme alla normativa e agli strumenti urbanistici incide se non sulla visuale, quanto meno sull’equilibrio urbanistico del contesto e l’armonico e ordinato sviluppo del territorio, a cui fanno necessario riferimento i titolari di diritti su immobili adiacenti, o situati comunque in prossimità a quelli interessati dagli abusi. Si considera, pertanto, attuale e concreto l’interesse di chi, come i ricorrenti, proprietari di un immobile confinante a quello oggetto dell’intervento contestato, ha interesse a ché il vicino edifichi regolarmente anche in presenza di una lesione potenziale o eventuale”.

 

 

fonte: ediltecnico.it

Misure di prevenzione per piattaforme aeree in prossimità di linee elettriche.

Buongiorno dal blog di OnlyRent!

Oggi presenteremo esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: incidenti relativi all’utilizzo di piattaforme di lavoro elevabili in vicinanza di linee elettriche. Le dinamiche degli infortuni, le indicazioni del Testo Unico, le distanze minime consentite.

Già in diversi articoli del nostro blog abbiamo trattato argomenti che parlano dei rischi nell’utilizzo di queste attrezzature di lavoro, in particolare oggi ci soffermiamo sui problemi relativi alle vicinanze a linee elettriche.
Come ben sapete noi della OnlyRent ci occupiamo di noleggio di piattaforme aeree autocarrate (da 14 fino a 40 mt), semoventi, ragno, pantografi e furgoni jumpy, jumper, ducato maxi e cassonati con gru in tutta Palermo e provincia.
 

I casi

Il primo caso è relativo a lavori di riparazione di una condotta di un impianto di aspirazione su di una copertura a circa 5 metri di altezza.
Per svolgere questo lavoro due artigiani salgono su una piattaforma aerea.
Le operazioni avvengono “ad una distanza ravvicinata rispetto ad una linea elettrica aerea in media tensione (15.000 Volt)”.
Al termine del lavoro, nella fase di discesa, mentre uno dei due manovra la piattaforma l’altro viene in contatto con la linea elettrica e resta folgorato.
Al di là degli eventuali errori procedurali che portano al contatto, è evidente che la distanza dalla linea elettrica della piattaforma era troppo bassa per lavorare in sicurezza.
               
Il secondo caso è relativo invece a lavori su una linea elettrica.

Un lavoratore si trova, assieme a dei colleghi, su un carro ferroviario, per eseguire dei lavori sulla linea elettrica e per fare ciò utilizzano una piattaforma aera.
Tra i lavori da eseguire c’è “la rimozione di un ‘legno’ di sezione (dispositivo di sezionamento) che, in corrispondenza dello scambio dei binari, mette in comunicazione elettricamente il binario pari e quello dispari, precedentemente installato in posizione errata”.
Per eseguire questi lavori è “programmata una interruzione ferroviaria e la tolta tensione prima solo sul binario dispari, poi anche sul binario pari” in quanto il ‘legno’ di sezione su cui occorre intervenire è comunicante con entrambi i binari.
In particolare la “procedura prevede che prima di intervenire su cavi della linea elettrica occorre ricevere un modulo cartaceo di notifica di tolta tensione”.
Verso mezzanotte viene data comunicazione di tolta tensione sul binario pari e iniziano i lavori. Verso le due una squadra di lavoro si reca nella zona dove deve essere eseguita la rimozione del “legno” di sezione e attende il consenso all’inizio lavori.
Nell’attesa iniziano “a prepararsi alzando la piattaforma avvicinandosi ai cavi della linea”.
Un lavoratore avvicina le mani al legno di sezione e rimane folgorato.
“I lavori sono iniziati pochi minuti prima che fosse tolta la tensione, senza aspettare di ricevere il modulo di conferma della tolta tensione su entrambi i binari. Pare che sia stato il direttore di cantiere, presente sulla piattaforma assieme all’infortunato, a decidere l’inizio dell’intervento assegnando all’infortunato il compito di rimuovere il ‘legno’”.
L’errore determinante è evidente: è “stato consentito l’inizio dei lavori prima di ricevere la comunicazione di tolta tensione, contravvenendo a quanto indicato nel POS”.
 
Il terzo caso è invece relativo ad attività di costruzione di edifici.
Un lavoratore, “in quel momento da solo, nonostante nel libretto di uso sia indicata la necessità di un altro lavoratore a terra, sale su di una piattaforma aerea per effettuare dei lavori di rifinitura alla facciata di un capannone industriale appena realizzato”.
“In quel momento sta piovendo a dirotto, per cui ha con sé un ombrello aperto. Durante la manovra di avvicinamento del cestello alla zona di lavoro, urta con l’ombrello i cavi di una linea aerea a conduttori nudi di media tensione che si trova a pochi metri dall’edificio.
L’infortunato viene attraversato da una forte scarica elettrica che lo uccide”.
 
In questo caso gli elementi che portano all’incidentale sono diversi:
– il lavoratore usa da solo la piattaforma aerea;
– il lavoratore “esegue il lavoro in prossimità di linea elettrica nuda sotto tensione, non protetta;
– la pioggia intensa induce il lavoratore ad usare l’ombrello, che riduce la visibilità”.
 
Infine il quarto e ultimo caso in attività di completamento di edifici.
Un operaio posiziona il veicolo della piattaforma aerea in prossimità del posto presso cui deve operare.
Successivamente sale sulla piattaforma telescopica e con il comando locale si solleva fino a circa 6 metri di altezza dal suolo ed alla distanza di circa 1,5 metri da una linea elettrica aerea a 20 KV.
Il suo lavoro consiste nel tinteggiare la facciata di un capannone utilizzando un rullo montato su di un’asta in alluminio lunga 3,2 metri.
Nel momento in cui intinge il rullo nel secchio della pittura (posto sul piano della piattaforma), non si ravvede che l’asta in alluminio (dalla parte dell’impugnatura) viene a contatto con 2 dei 3 conduttori in tensione della linea elettrica a 20 KV. Conseguentemente al contatto elettrico l’operaio muore per folgorazione.
Anche in questo caso la distanza con la linea elettrica non era sufficiente.
   
La prevenzione
Sono molti i casi che il sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi ha raccolto in merito all’uso di piattaforme aeree in relazione alla vicinanza di linee elettriche.
Spesso alla base di questi incidenti ci sono errori procedurali e la sottovalutazione dei pericoli connessi all’energia elettrica.
 
Ricordiamo che già il Decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, abrogato dal Decreto legislativo 81/2008, prevedeva che “non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche aeree a distanza minore di 5 metri dalla costruzione o dai ponteggi, a meno che, previa segnalazione all’esercente delle linee elettriche, non si provveda da chi dirige detti lavori per un’adeguata protezione, atta ad evitare accidentali contatti o pericolosi avvicinamenti ai conduttori delle linee stesse”.
Vediamo brevemente le indicazioni contenute nel D.Lgs. 81/2008 e modificate con le correzioni del D.Lgs. 106/09.
Al Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche” l’articolo 83, relativo ai lavori in prossimità di parti attive, indica che “non possono essere eseguiti lavori non elettrici in vicinanza di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette, o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, e comunque a distanze inferiori ai limiti di cui alla tabella 1 dell’allegato IX, salvo che vengano adottate disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi”.
Al Capo II “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota” l’articolo 117 recita che “ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 83, quando occorre effettuare lavori in prossimità di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, ferme restando le norme di buona tecnica, si deve rispettare almeno una delle seguenti precauzioni:
a) mettere fuori tensione ed in sicurezza le parti attive per tutta la durata dei lavori;
b) posizionare ostacoli rigidi che impediscano l’avvicinamento alle parti attive;
c) tenere in permanenza, persone, macchine operatrici, apparecchi di sollevamento, ponteggi ed ogni altra attrezzatura a distanza di sicurezza”.
Inoltre riguardo alla distanza di sicurezza il comma 2 dell’articolo 117 indica che la distanza “deve essere tale che non possano avvenire contatti diretti o scariche pericolose per le persone tenendo conto del tipo di lavoro, delle attrezzature usate e delle tensioni presenti e comunque la distanza di sicurezza non deve essere inferiore ai limiti di cui all’allegato IX o a quelli risultanti dall’applicazione delle pertinenti norme tecniche”.
Pagina introduttiva del sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero 90, 638, 882, 1011e 1427(archivio incidenti 2005/2008).